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Articolo pubblicato su Budo International – Gennaio 2009
Le tecniche di rottura sono uno dei più discussi aspetti delle arti marziali. Molto spesso l’argomento è trattato in modo superficiale da gente poco competente. La disinformazione, unita a esibizioni di presunti artisti marziali che rendono queste tecniche un mero fenomeno da baraccone, porta a giudizi e conclusioni errate.
Innanzi tutto bisogna chiedersi il perché delle tecniche di rottura, qual è l’obiettivo di un artista marziale che spacca a mani nude una pila di tegole o una noce di cocco? Escludiamo subito le motivazioni di chi si avvicina alle tecniche di rottura per dare spettacolo (spesso ricorrendo a trucchetti che risultano ridicoli agli occhi di un vero praticante), cerchiamo invece di capire l’aspetto marziale di una pratica seria e molto affascinante.
La tecnica di rottura è il classico esempio di come un artista marziale debba capire e sviluppare i concetti di corpo, mente e spirito; è un esercizio fisico, mentale ed energetico che ci permette di allenare e migliorare abilità difficilmente perfezionabili con altri metodi.
Dal punto di vista fisico l’allenamento di una rottura prevede il condizionamento graduale della parte del corpo interessata nella tecnica; il lavoro fisico da effettuare varia a seconda della parte utilizzata, così una tibia richiederà un periodo di condizionamento lungo e intenso per essere rinforzata e preparata all’impatto, mentre un palmo o un gomito sono solitamente pronti senza particolari allenamenti. Il lavoro fisico prevede anche lo studio della tecnica imparando traiettorie, coordinazione, spostamento del peso, ecc..
A livello mentale il praticante impara a essere determinato, lucido, concentrato, sicuro di se; impara a gestire le proprie emozioni, eliminare paure, insicurezze e ogni minima esitazione. La tecnica di rottura è un eccellente prova con se stessi.
Per quanto riguarda lo spirito le rotture danno la possibilità di imparare, allenare, migliorare e infine testare i concetti legati all’energia interna ed esterna. Una tecnica portata unicamente a livello fisico e mentale ha dei limiti, questi limiti vengono superati con l’apprendimento di quella che chiamiamo “energia guerriera”, per questo, ad esempio, può capitare di vedere una persona fisicamente piccola rompere più tegole di una persona più grande e muscolosa.
Ci sono diversi tipi di tecniche di rottura e l’obbiettivo varia a seconda della tipologia. Possiamo dividere le tecniche in 5 tipologie: Tecniche di potenza, tecniche di precisione/abilità, tecniche di velocità/esplosività, tecniche con arma, rotture passive.
- Le rotture di potenza sono probabilmente quelle più conosciute, in questa categoria il praticante deve spaccare oggetti che oppongono una notevole resistenza, come una pila di tegole, noci di cocco, ciottoli di fiume, mattoni ecc.. l’obiettivo in questa tipologia di rotture è spaccare oggetti sempre più resistenti. La difficoltà varia non solo in base all’oggetto della rottura ma anche in base alla tecnica e alla parte del corpo utilizzata per rompere. Nelle tecniche di potenza si ha la possibilità di sfogare tutta la propria energia gestendo anche uno stato emozionale alterato dovuto al flusso di adrenalina.
- Le rotture di precisione/abilità, a differenza di quelle di potenza, non hanno l’obbiettivo di rompere corpi particolarmente resistenti, in questa tipologia il praticante deve rompere tavole di legno portando tecniche precise e di difficile esecuzione, come ad esempio un calcio volante su un bersaglio posto molto in alto, oppure combinazioni in volo con rotture multiple (3, 4, 5 tavole in un solo salto). Questo tipo di tecnica di rottura viene spesso abbinato al lavoro acrobatico.
- Le rotture di velocità/esplosività vanno a testare le medesime qualità nel praticante. A questa tipologia appartiene per esempio la tegola sopra alle lampadine, dove bisogna rompere la tegola lasciando intatte le lampadine che la sorreggono ai 4 angoli; se la tecnica non è sufficientemente veloce le lampadine si rompono. Altri esempi sono la rottura del collo di una bottiglia, la perforazione con le dita di un’anguria, la tavola lanciata e rotta in volo, ecc..
- Le tecniche di rottura si possono eseguire anche con le armi; in questa tipologia il praticante deve aver appreso lo studio di un’arma (alabarda, scimitarra, ecc..) per poter eseguire la tecnica con coordinazione e precisione, anche con una benda sugli occhi.
- Le rotture passive sono invece tutte quelle tecniche in cui chi esegue l’esercizio non porta una tecnica dinamica ma subisce sul proprio corpo la rottura di uno o più oggetti, senza riportare danni o accusare dolore. In questa tipologia troviamo la rottura di un bastone su diverse parti del corpo, la rottura di una pila di tegole posta sulle tibie ecc.. Le rotture passive sono sempre precedute da tecniche di respirazione il cui obiettivo è sviluppare energia interna.
Nella tradizione vietnamita le tecniche di rottura erano originariamente praticate per imparare a sfondare le armature dei cinesi, fatte di bamboo. Nel Lao Long Dao le tecniche di rottura costituiscono un fondamentale aspetto della pratica marziale.
Speriamo con questo breve articolo di aver fatto un po’ di chiarezza su questo argomento e invitiamo tutti gli interessati a partecipare ai nostri stage e provare in prima persona queste tecniche.
Articolo pubblicato su Budo International – Gennaio 2009
WTKA ITALIA KARATE – 1°STAGE DI TECNICHE DI ROTTURA
Si e svolto sabato 6 settembre a Firenze il 1° stage di tecniche di rottura preso una delle sedi della W.T.K.A. italia karate, questa importante ed affascinante disciplina è stata presentata dal M° Marco Guarneri 6° Dang esperto di tecniche di rottura e fondatore della disciplina Lao Long Dao (Kung Fu Vietnamita).
Il M°Fabio Castellucci Organizzatore di questo appuntamento ha intrecciato con professionalità lo stage tecnico federale della W.T.K.A. Italia Karate con lo studio e pratica delle tecniche di rotture e combattimento armato, discipline presenti alla Maratona delle Arti Marziali che ormai tutti conosciamo.
Questo entusiasmante appuntamento si è svolto in un bellissimo residence immerso nella stupenda natura toscana dove insegnanti della W.T.K.A. Italia Karate provenienti da varie regioni si sono allenati duramente con un vero spirito marziale dimostrando una grande preparazione tecnica e forte determinazione.
Il M° Marco Guarneri ha iniziato lo stage sabato mattina con la presentazione delle tecniche di rottura coaudivato dai Maestri Michele Derada , Marco Cetti e Gianni Moretti. Lo stage ha suscitato molto interesse negli insegnanti, che dopo l’accurata presentazione delle tecniche di rottura e le respirazione energetiche, si sono esibiti in un concatenarsi di rotture di tavole di legno dimostrando un veloce apprendimento della disciplina. Dopo una breve pausa pranzo si e ripreso lo stage dove gli atleti si sono cimentati nella rottura di 3 tegole , che con maestria e determinazione hanno appreso e frantumato, realizzando un cumolo di macerie.
L’allenamento e proseguito in seguito con la presentazione e studio del combattimento armato, dove insegnanti, atleti e bambini si sono allenati con entusiasmo perfezionandosi in questa disciplina.
Il M° Marco Guarneri valutando l’esito della lunga giornata di stage si ritiene pienamente soddisfatto, per la giusta armonia marziale e in grande impegno e determinazione assaporato durante questo allenamento. Un ringraziamento particolare va ai capi scuola della W.T.K.A.Italia Karate, i Maestri Roberto Baccaro (7°dan), Fabio Tomei (6°dan), Fabio Castellucci (6°dan), e Daniele Angileri (6°dan) che hanno dimostrato grande gentilezza, amicizia e anche apertura mentale verso il mondo delle arti marziali.



















